mercoledì, dicembre 06, 2006

 

UN NATALE SENZA LETIZIA

Iniziamo questo nuovo post associandoci al gesto di Vincenzo Berdini, che per protestare contro l’indulto ha inviato al ministro della giustizia Clemente Mastella, una videocassetta in cui sono registrate le immagini del matrimonio di sua figlia Letizia, uccisa il 27 dicembre del 1996 a 31 anni da un masso lanciato da un cavalcavia da alcuni vigliacchi criminali, quando con il marito Lorenzo Bossini stava andando in auto a Parigi per festeggiare il Capodanno.

«Ci avviciniamo al Natale, tempo di regali - scrive papà Berdini, 76 anni e una gran rabbia in corpo contro il “buonismo” dello Stato - e io ho pensato di farne uno particolare a lei, perché ha dimostrato di avere tanto buon cuore verso gli assassini, ma nessun rispetto per le persone che a causa di brutali azioni hanno subito le più tremende conseguenze: un cofanetto con le immagini e la voce della mia Letizia, che sognava di diventare famosa come cantante».
«Le guardi quelle immagini - insiste Berdini rivolto al Guardasigilli -, quel sorriso. Ascolti la voce di Letizia, le sue canzoni, e il dialogo con la gente e lo faccia insieme alla sua famiglia. Le sequenze del matrimonio le osservi attentamente, e le confronti con quelle del recente matrimonio di suo figlio. Vedrà che qualcosa in comune c'è fra me e lei: quella di condividere sicuramente come genitori la gioia, le speranze che si provano in quegli indimenticabili momenti».«A me però - ricorda Berdini - dopo appena cinque mesi da quel 27 luglio '96, un altro 27, quello, drammatico, di dicembre, mi ha tolto per sempre la cosa più cara». Di qui l'invito al ministro Mastella perché rifletta, al «regalo» che ha fatto con il suo «condono a tanti assassini, non solo a quelli di mia figlia. Pensi a quanto male ha fatto alla gente onesta, che vive ogni giorno tra tanti sacrifici, in mezzo a tanti problemi, ma pur sempre rispettosa delle leggi dello Stato, anche se da questo Stato non ci si sente affatto protetti ma solo profondamente umiliati e derisi».
«La cassetta è un gesto forte, lo so - ha poi spiegato Berdini all'agenzia Ansa - ma dovevo fare qualcosa. Anzi, dopo aver letto le dichiarazioni del premier Romano Prodi in difesa dell'indulto, che ha definito “una scelta di civiltà”, ho scritto anche a lui». «Perché, onorevole presidente del Consiglio dei ministri - esordisce questa seconda lettera - non si assume anche la responsabilità di risarcire i danni che i delinquenti hanno deliberatamente commesso?». Quanto agli assassini di Letizia, i fratelli Sandro, Franco e Paolo Furlan e il loro cugino Paolo Bertocco, grazie al rito abbreviato avevano già ottenuto uno sconto di pena (da 27 anni e sei mesi a 18 anni e quattro mesi), confermato in Cassazione. «Non so se hanno avuto o avranno anche l'indulto, e non lo voglio sapere - taglia corto Vincenzo Berdini -, di loro non voglio sapere niente. Ma una risposta da Prodi e Mastella, sì, quella la aspetto». Il Giornale

Cos’altro possiamo aggiungere? Basta il dolore di un padre a far comprendere a coloro che dovrebbero legiferare per conto nostro, che dovrebbero rappresentare la nostra volontà di elettori, gli incalcolabili disastri di cui sono responsabili dopo l’approvazione dell’indulto?

Non basterebbe tutto il dolore del mondo a far capire chi si ostina nonostante il male che continua a procurare, a difendere il provvedimento affermando che “l’indulto è una legge ispirata da una scelta di cività”, come fa il nostro Presidente On. Prodi. (Articolo21)

Non sarebbe invece stata una “concreta” scelta di civiltà garantire pene certe e sicure a chi commette reati più o meno gravi? Non sarebbe stata una scelta di civiltà permettere un risarcimento alle vittime di questi reati? Non sarebbe stata una scelta di civiltà non includere nel provvedimento dell’indulto anche reati gravissimi e soprattutto il voto di scambio mafioso e tutti quei reati finanziari che guarda caso penzolavano sopra le teste di molti amichetti politici e/o finanzieri della destra e della sinistra? Non sarebbe stata, infine, una scelta di civiltà ascoltare ed eseguire la volontà della gente, la stessa che vi ha votati e che vi permette di sedere sulle poltrone del potere a loro rappresentanza e a tempo determinato, che in massa si è schierata contro l’indulto?

In un Paese dove i reati, tra i quali quelli impuniti, continuano ad aumentare e dove la criminalità diventa sempre più furba e aggiornata, come evidenziato dal Rapporto Censis 2006 sulla sicurezza dei cittadini, qualsiasi governo composto da gente sensata avrebbe dovuto pensare a provvedimenti atti a ridurre l’impatto della malavita sulla società e non ad incrementarlo. Ma si sa di questi tempi il buonsenso è merce rara, anzi rarissima!

Per questo, noi del comitato, non possiamo che apprezzare e sostenere tutti coloro che combattono la malavita, soprattutto quella organizzata, e che vivono sulla loro pelle, ogni giorno, tale tragedia. Ecco perché ci preme segnalare un’iniziativa promossa dell’associazone antimafia “Rita Atria” per rendere omaggio alla memoria di Graziella Campagna, uccisa a colpi di lupara dalla mafia, e per ricordare l’enorme offesa che lo Stato ha invece compiuto alla sua memoria permettendo ad uno degli assassini di usufruire dell’indulto.
L’incontro sarà il 12 Dicembre a Villafranca Tirrena (Me) nell’aula consiliare del comune a partire dalle ore 17:00.
Saranno presenti diverse altre associazioni e movimenti antimafia oltre a vari giornalisti (potete vedere la locandina cliccando sulla sua miniatura in alto a sinistra). Come scrive Nadia Furnari, coordinatrice dell’associazione Rita Atria:

Il 12 dicembre sarà un'occasione per confrontare le diverse realtà non solo siciliane nell'unico spirito che conosciamo: l'unione delle idee e la forza della diversità. La presenza di piccoli gruppi accanto a Luigi Ciotti, quindi Libera, vuole essere la continuazione di quel magnifico progetto di unità avviato a Catania dagli amici di Casablanca. Per chi è impossibilitato a venire il 12 a Villafranca Tirrena (per motivi vari tra cui la distanza) chiediamo di scrivere un messaggio (info@ritaatria.it) che si unirà a quel grande libro bianco dell'indignazione che vogliamo presentare insieme alla raccolta firme. Vi chiediamo di utilizzare comunque un frasario indignato ma rispettoso nella sua forma.

Visto che siamo vicini al Natale, chiudiamo infine con una lettera a Babbo Natale. Lo facciamo con le parole di Gennaro Capodanno, presidente Comitato Valori collinari di Napoli:

Caro Babbo Natale,

tu che di questi tempi ti prepari ad accontentare grandi e piccini, fai un dono anche a me, salva la città dove sono nato e vivo, la bella Napoli. Salvala innanzitutto da chi la disamministra. Napoli è una città in agonia, dove per poche decine di euro, forse anche per meno, si uccidono in pieno giorno persone innocenti per strada; dove saltano le saracinesche dei negozi per incendiarli o per depredarli, ma non ci sono kamikaze, solo estorsori e ladri; dove la delinquenza organizzata arruola i giovani che lasciano la scuola perché essi non credono più nel fatidico pezzo di carta, che, oggi, offre solo disoccupazione, frustrazione e fame, dove i vertici istituzionali si fregano le mani quando i delinquenti si ammazzano come bestie tra di loro, non sapendo come altro fermarli. Con un primo cittadino che sa solo tirare fuori dal cilindro qualche pillola di saggezza, sulla scorta di un’esperienza di oltre di mezzo secolo di attività politica - ma i politici non vanno mai in pensione? -; di un comitato provinciale per la sicurezza e per l’ordine pubblico che si riunisce ad ogni quotidiano ammazzamento, per non risolvere praticamente nessuno dei problemi per i quali è costituito; di un presidente della regione Campania che si fa chiamare “governatore” e che ha caratterizzato un’era di quasi tre lustri, con un finto rinascimento tra cumuli d’immondizia, non facendo crescere una nuova classe dirigente e seminando intorno a se solo il vuoto più assoluto, di una magistratura che solo oggi, accampando a scusa le solite disfunzioni burocratiche e le difficoltà presenti in tutti i pubblici uffici, sembra dare i primi segni di sussulto da un atavico letargo durante il quale i delinquenti, come quelli appartenenti alla gang della spaccata, per i quali l’ordinanza è giunta a dieci mesi dalla richiesta, hanno fatto il bello ed il cattivo tempo, in queste drammatiche condizioni, oramai, solo tu puoi salvare la “Città perduta”, che noi tanti napoletani onesti, altrimenti, dovremo a malincuore lasciare.
Pensaci tu, Babbo Natale, e, trovandoti, rivolgi anche una preghiera a tua cugina la Befana. Il 6 gennaio prossimo tanto, ma proprio tanto carbone nero nelle calze di tutti coloro che, a vario titolo e a vari livelli, hanno scempiato l’antica ma sfortunata capitale del mezzogiorno d’Italia.

Gennaro Capodanno

F.to
Comitato Contro l’Indulto
comitatocontroindulto@gmail.com

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